La fotografia e l'arte di "Ingannare" la morte
- Gianmarco Garau
- Feb 23, 2021
- 3 min read
Sin da bambino sono sempre stato intrigato dalla fotografia e da come la sua magia ci permettesse di bloccare per sempre un momento.
Quando decisi di partire per Bologna mi comprai una piccola macchina fotografica con cui immortalare quel piccolo passo che all'epoca mi pareva immenso.
Dopo i primi scatti non la usai molto, mi sembrava un mondo completamente alieno e troppo complesso per essere compreso. Ogni volta che provavo a scattarci mi sentivo pretenzioso e stupido nel voler essere qualcosa che non ero: un fotografo. E i risultati mi davano ragione.
Così la macchina nuova finì in un cassetto a fare la polvere.

Dopo Bologna tornai brevemente a Cagliari per poi partire a Londra.
In Inghilterra preso dalla voglia di rivalsa dopo le delusioni universitarie mi immersi totalmente del ruolo che finì per definirmi per molti anni. Quello dello "Chef".
Lavoravo in media 60 ore settimanali con picchi di 84, in tutto questo il pensiero di immortalare i momenti che vivevo neanche mi passava per la testa. Forse neanche li ho vissuti per davvero quei momenti.
I 3 anni che feci "Oltremanica" passarono in fretta e il mostro dell'ambizione non era mai sazio la sua cupidigia insensata mi spinse a lasciare quella vita costruita con tanta fatica per cercarne una nuova in quella che per molti è la "Nuova Eldorado": l' Australia.
Lì ero sicuro di raggiungere facilmente fama e denaro e volevo che questa mia scalata verso il successo fosse ben documentata.
Appena arrivato decisi di comprarmi una Nikon 3300.
Il timore verso quell'oggetto era lo stesso che avevo già sperimentato ma ebbi la fortuna di convivere con una fotografa di professione che mi illustro semplicemente le basi di quello strumento bizzarro.
Rimasi scioccato di quanto fosse diversa dalla compatta che comprai prima della partenza per Bologna. Era estremamente intuitiva e ogni foto che facevo usciva esattamente come la intendevo.
Una rivoluzione.
Nel mentre che il "Sogno Australiano" si sgretolava mi riversai sempre di più in quel nuovo hobby.
La mia piccola Nikon 3300 era un isola felice in cui rifugiarsi dal naufragio dei miei progetti.

Dopo 8 mesi (di cui 5 privato del sonno per via delle ansie che mi tormentavano) decisi di tornare in Sardegna.
La macchina fotografica da "Narratore" delle mie gesta divenne sempre di più un altro occhio attraverso cui vedere la realtà. Un occhio in cui la bellezza era predominante e silenziava le inutili pretese sulla vita dettate dalla mia cieca ambizione.
"La bellezza salverà il mondo" scrive Dostoevskij ne "L'Idiota", non so se sia vero ma so per certo che mi ha salvato più volte dall'abisso della mia mente.
Come attore mi immersi troppo nel mio personaggio e finì per confonderlo con me stesso. Quell'ideale di successo mi spinse a ripartire in Nuova Zelanda e in seguito in Irlanda, tutte nuove "Eldorado" dove poter nascondere "Gianmarco" e far trionfare la mia ambizione.
La fotografia, come una fedele compagna mi segui in tutte queste avventure.
Quando stanco e frustrato dal lavoro mi affidavo alla macchina fotografica lei con un il candore di un bambino mi indicava lo splendore delle piccole cose.

Quelle piccole cose sono spesso momenti fugaci e basta una semplice brezza di vento per farle sparire.
Un giorno però una piccola brezza fece sparire l'ancora che era mia nonna.
Quelle poche foto scattate prima che si ammalasse divennero l'unico modo di riconnettermi con lei.
Una in particolare mi accompagno durante il lutto, per me post produrre quella foto è stato come un modo per ingannare la morte e parlare con lei.
Ogni pennellata su Lightroom, ogni piccola modifica era come una carezza a quella figura ora assente.

Compresi così l'importanza della fotografia.
Quel fascino che sin da piccolo mi ha rapito rappresenta questo in fondo, un modo di ingannare la morte. Essa ci concede un numero finito di momenti con le persone, le cose e i luoghi che amiamo. Ma attraverso la sua magia possiamo ogni volta che vogliamo rivivere la bellezza sfuggente del momento.
Letteralmente "Carpe Diem".

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