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A Change is gonna come

  • Writer: Gianmarco Garau
    Gianmarco Garau
  • Feb 7, 2021
  • 3 min read



Questo Settembre marcherà il decimo anno da quando misi piede per la prima volta in una cucina professionale.

All'epoca ero combattuto da mille sensazioni contrastanti: la paura di non essere in grado, il timore di fare un grosso sbaglio e di fallire ma anche la voglia di gettarmi in una nuova sfida e la consapevolezza che avrei dato tutto per riuscirci.

Oggi come allora le sensazioni sono le stesse, in mezzo tanti anni di lotta e fatica per realizzare quelli che pensavo essere i "Miei" sogni.

Bologna, Londra, Melbourne, Dublino, Dunedin e tante altre città.

Ogni volta la stessa voglia di spaccare il mondo e di dimostrare a tutti il mio valore, ogni volta la consapevolezza di non essere riuscito a fuggire all'ombra del "Fallimento" che mi perseguitava; quella stessa voce che inizialmente mi sussurrava: "Non è abbastanza, puoi fare di più", ma che alla fine di questo percorso urlava lacerandomi il cuore con i suoi: "Di più, di più, di più".

Un buco nero che assorbe tutto, senza essere mai sazio.

Nessun posto, nessun ruolo e neanche i soldi erano mai sufficienti. Ogni giorno quella "fame" cresceva e io con lei. Da fuori poteva sembrare fossi felice, del resto perché non esserlo?

Ogni obbiettivo che mi prefiggevo lo raggiungevo, non importava se a costo di sacrificare il mio corpo, i miei affetti o la mia salute mentale. Ero come un treno.

Ma il deragliamento stava per arrivare.


"Non tornare, non ci fai niente qui. Per ora concentrati sul lavoro. Andrà tutto bene" Così mi disse mia madre il giorno prima che dessi le mie dimissioni al Merrion Hotel. Il vuoto dentro di me mi spinse a ignorarla, quell'hotel nonostante fosse uno dei migliori al mondo non era sufficiente. Niente lo era del resto.

Tornai a Cagliari mentendo a tutti e anche a me stesso. Dicevo che ero tornato per Nonna. Non era così, ero tornato perché in qualsiasi cucina al mondo non sarei mai stato soddisfatto. Sentivo il bisogno che tutti vedessero la mia "bravura" ma era solo un modo di mascherare a me stesso la "sindrome dell'impostore" che mi avvolgeva la mente, dovevo fuggire prima che si rendessero conto della frode che ero.


Così tornai. E meno male.

Trovai una situazione familiare al limite della pazzia, non starò qui a descriverlo ma tutto era cambiato.

Nei tanti anni di "girovagare" mi ero illuso che il tempo qui a Cagliari non passasse, che tutti erano qui fermi ad attendere il mio ritorno. E invece il tempo passava e con lui le persone.

Lo compresi la prima volta che vidi mia Nonna, una donna forte e orgogliosa, ora era gialla, magra e debole. Non riusciva neanche a reggersi in piedi.

Ancora piango a pensarci.

Nel giro di un mese ci abbandono, lasciando un vuoto incolmabile.

E li ci fu la rottura.

Dopo 9 anni di fuga da me stesso finalmente quel vuoto che mi rincorreva mi aveva raggiunto. E ora divorava me.






"La depressione è il tuo attore interiore che ti dice di essere stanco di essere il personaggio che cerchi di recitare"

Per anni questa frase di Jim Carrey mi ronzava per la testa, inizialmente non ne compresi il motivo.

Ero sicuro non si riferisse a me. Io ero contento di essere uno "Chef", era tutto ciò che ero sempre voluto essere. E quel vuoto, be quel vuoto era il mio motore per andare avanti. Per superare i miei stessi limiti.

Ma quella morte era insuperabile e mi obbligò a osservare chi fosse questo mostro che per anni mi aveva inseguito.

Ci sono voluti mesi per riuscire a guardarmi. Vedere oltre quella rabbia e quel dolore.

E lì dentro a quel punto di infinita "brama" e oscurità ho trovato il "piccolo" Gianmarco.

Per anni aveva provato a dirmi che quella strada, quel ruolo non era il suo e non voleva più recitarlo. Ma non volevo ascoltarlo, non potevo ascoltarlo. Avrebbe significato mettersi in discussione e capire che pure "il treno inarrestabile" aveva dei limiti.




“Non c'è presa di coscienza senza dolore.”
CARL GUSTAV JUNG

Dopo aver trovato me stesso ho deciso di non abbandonarmi più. Di non fuggire per niente e per nessuno. Di seguire quello che il mio cuore mi indica essere la giusta strada.

Questo mi costerà tanta fatica e tanta sofferenza.

Con la stessa paura, curiosità e voglia che avevo provato il mio primo giorno da cuoco ora mi sto lanciando in un nuovo capitolo della mia vita.

E' venuto il momento per me di toglier la maschera ed essere me stesso.












 
 
 

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